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Curiosità

Perché ci “scrocchia” di più d’estate? La risposta è nei liquidi

📅 2 Agosto 2026✍️ di Gabriele Mocchi⏱️ 6 min di lettura

Le prime ondate di calore sono arrivate e, insieme alle serate lunghe e alle camminate in sandali, molti mi scrivono la stessa cosa: “Mi scrocchiano di più le articolazioni”. È un’osservazione ricorrente anche nel mio studio. Lo noto sulle caviglie dopo una giornata in giro per Milano, sullo sterno quando ci si stende in terrazza, sulla colonna dopo i viaggi. Da quando, anni fa, mi sono rialzato da un infortunio in montagna grazie ai trattamenti osteopatici, mi tengo stretto ogni segnale del corpo. E questo, d’estate, parla chiaro.

Perché proprio adesso: caldo, umidità e movimenti diversi

In estate il corpo redistribuisce i liquidi per dissipare calore. Sudiamo di più, beviamo spesso male (tanto, tutto insieme, e acqua “povera”), camminiamo su superfici dure e con scarpe leggere. La combinazione rende la sinovia, quel liquido che nutre e lubrifica le articolazioni, temporaneamente meno viscosa e più “frizzante” di gas. Risultato: a ogni cambio di carico o di posizione, lo scrocchio è dietro l’angolo.

Di recente una runner di Parma è venuta preoccupata: “Col caldo sento più rumori alla caviglia sinistra”. Nessun dolore, solo più click dopo le uscite serali. Con due ritocchi alla sua idratazione e una breve routine di mobilità, in una settimana i rumori si sono ridotti e la sensazione di “sabbia” è scomparsa.

Cosa diceva la tradizione: gesti d’estate per le “ossa rumorose”

Le nonne consigliavano di bagnare i polsi nella fontana prima di mettersi al lavoro. I contadini spalmavano un filo d’olio d’oliva su ginocchia e caviglie prima di zappare, e tenevano sempre con sé un pizzico di sale grosso da sciogliere nell’acqua quando “tirava la tramontana calda”. I muratori veterani facevano scalette di movimenti a inizio turno: tre piegamenti morbidi, due rotazioni delle spalle, pausa di un minuto all’ombra. Zero teoria, tanta pratica.

Tra rito e realtà: dove la saggezza ci ha preso e dove no

La tradizione aveva ragione sul quando, sbagliava sul perché. Funziona l’idea di rinfrescare i polsi (aiuta la termoregolazione), di ungere leggermente la pelle (riduce attrito cutaneo e piccoli sfregamenti tendinei), di “rompere” il lavoro con micro-pause. Meno fondato invece credere che l’olio “entri nelle ossa” o che l’acqua fredda “stringa” le giunture in modo permanente.

Oggi sappiamo che il caldo riduce la viscosità della sinovia e che la solubilità dei gas in liquido diminuisce con l’aumento di temperatura, come descritto dalla Legge di Henry. Quando carichiamo un’articolazione, una variazione rapida di pressione può favorire la formazione e il collasso di microbolle: è la famosa Cavitazione, lo stesso principio che fa “plop” nelle dita. Niente di magico, ma nemmeno banale: se i tessuti sono irritati o disidratati, i rumori aumentano.

Idratazione “furba”: poco e spesso, con i sali giusti

La sinovia è per lo più acqua. Se beviamo solo a grandi sorsi e all’ultimo momento, il corpo non trattiene quanto serve e gli scrocchi si moltiplicano. Meglio distribuire l’assunzione durante la giornata e includere un minimo di sali.

Consiglio pratico che uso anch’io quando seguo atleti in estate: preparate una borraccia da 500-700 ml con un pizzico di sale (circa 0,5-1 g per litro, da calibrare con il medico se avete patologie) e una spruzzata di succo di agrumi. Bevete 3-4 sorsi ogni 20-30 minuti, non aspettate la sete. Alternate con acqua semplice e alimenti ricchi di acqua e potassio, come anguria, pesche, cetrioli.

Errore tipico: tracannare un litro d’acqua tutta insieme, magari solo liscia, e credere di aver risolto. Così si urina velocemente e si diluiscono i sali. Meglio continuità, colore della pipì paglierino, labbra non secche. Se sudate molto salato o avete crampi ricorrenti, valutate un’integrazione mirata con un professionista.

Mobilità breve all’alba e al tramonto

Dieci minuti quando l’aria è più fresca valgono oro. Prima di uscire, attivate le articolazioni con movimenti lenti e progressivi. Al rientro, scaricate. Questa doppia ancora stabilizza i tessuti e riduce i click superflui.

  • Collo: scivolamenti del mento indietro (5x) e piccoli sì/no controllati (5x).
  • Spalle e sterno: 5 cerchi lenti per lato, 5 respiri profondi espandendo il torace.
  • Colonna: 6 “gatto-mucca” e 6 torsioni seduti, senza forzare.
  • Caviglie e piedi: 10 cerchi per lato, 10 sollevamenti di avampiede e tallone.

Errore comune che vedo ogni settimana: forzare lo scrocchio del collo con le mani. Il sollievo è momentaneo, ma rischiate di destabilizzare i legamenti più mobili e di irritare i tessuti. Meglio la ripetizione dolce e il respiro ampio. Se una vertebra resta “tirata”, rivolgetevi a un professionista.

Raffreddare bene, non a caso

Il caldo superficiale amplifica la percezione dei rumori. Utili le docce alternate sulle articolazioni più sollecitate: 30 secondi di fresco, 30 tiepido, per 3-4 cicli, finendo con il fresco. Sulle caviglie, dopo lunghe camminate, un panno umido e appena fresco per 5-7 minuti aiuta a sgonfiare senza shock.

Un lettore infermiere, turni spezzati e piedi in moto, mi ha scritto: “Con questo trucco post-doccia i click serali alle ginocchia quasi spariti”. Non servono gadget: costanza e misura.

Errore da evitare: ghiaccio diretto per 20 minuti filati. Rischia vasocostrizione e rimbalzo di calore. Se proprio serve il freddo, avvolgete sempre e limitatevi a 5-8 minuti, sentendo la risposta dei tessuti.

Scarpe, superfici e carico: piccoli cambi, grandi effetti

Con il caldo passiamo a calzature leggere o infradito. Bene l’aria, male per la catena cinematica se lo fate tutto il giorno. Preferite scarpe con leggero supporto e suola non liscia per gli spostamenti lunghi. Le infradito usatele a intermittenza e non per fare la spesa o macinare chilometri sui marciapiedi.

Riducete i picchi di carico: alternare marciapiede e prato, spezzare le commissioni in due uscite, usare entrambi gli spallacci dello zaino. Piccoli accorgimenti stabilizzano il passo e “spengono” molti scrocchi inutili.

Errore classico: giornata intera su pavimenti duri con suola sottile e poi stretching aggressivo serale “per compensare”. Meglio micro-pause durante il giorno e allungamenti dolci a fine serata.

Cosa non fare in questi giorni

  • Manipolazioni forti fai-da-te su collo e schiena per “rimettere a posto”.
  • Diuretici o tisane drenanti a caso: rischiate ulteriore disidratazione.
  • Digiuni lunghi con caldo intenso: impoveriscono i liquidi articolari.
  • Uscire a correre nelle ore centrali sperando di “sudare via” il fastidio.

Gli scrocchi non sono di per sé un problema. Se sono indolori e non accompagnati da blocchi o gonfiori, sono il rumore della meccanica che lavora. Ma se il rumore diventa dolenzia puntiforme, se compare calore locale o se il click “si incastra” sempre nello stesso punto, è il momento di una valutazione: meglio una visita in più che una settimana fermo.

L’estate è un banco di prova onesto: ci dice subito se stiamo rifornendo i tessuti dei liquidi giusti, se ci muoviamo con misura, se rispettiamo i tempi. Con un po’ di metodo — bere bene, muoversi al fresco, scaricare il carico, raffreddare con intelligenza — gli scrocchi si riducono e il corpo ringrazia. Lo vedo ogni anno, su di me e su chi passa dal mio lettino. E a settembre, quando l’aria si fa più gentile, la meccanica torna silenziosa.

Gabriele Mocchi

Gabriele Mocchi ha sperimentato personalmente il potere dei trattamenti osteopatici dopo un infortunio in montagna. Da quell’esperienza ha iniziato a collezionare curiosità scientifiche e pratiche per migliorare la salute fisica e il movimento, condividendole con chiarezza e passione.