L’UTILITÀ DELL’OSTEOPATIA BIODINAMICA PER LA PROTRAZIONE E RETRAZIONE SCAPOLARE

L’osteopatia biodinamica risulta molto per tutti i disturbi della zona scapolare, in quanto, attraverso una palpazione molto delicata da parte dell’operatore, si tende a sciogliere le tensioni, decontraendo i muscoli della zona interessata, così da ripristinare il corretto movimento.
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L’ASPIRAZIONE DEGLI OPERATORI BIODINAMICI

L’aspirazione degli operatori biodinamici è quella di riconoscere tutte le dinamiche del condizionamento o del passato che emergono durante una sessione e di contenerle in un campo più ampio, il campo più profondo del Respiro della Vita.

Così il sistema del paziente viene sostenuto nel ri-orientarsi alla respirazione primaria. I vecchi schemi e condizioni non scompaiono, ma diventano meno importanti e meno potenti come fulcri per il cliente.

Paradossalmente, il nostro orientamento al Respiro della Vita può renderci consapevoli di transfert e di lati ombra molto rilevanti nell’osteopatia biodinamica.

Il Respiro della Vita supporta tutte le energie vitali presenti, includendo quelle consce e quelle inconsce e quello che possiamo definire o sperimentare come bontà e cattiveria. In biodinamica, entriamo in relazione con gli individui con l’intenzione di sostenere il Respiro della Vita.

Portare la nostra attenzione a questa sorgente più profonda aumenta la relazione del sistema del paziente con essa.

Aspetti della persona che erano relativamente sopiti possono essere rivitalizzati da questo processo.

 

L’UTILITÀ DELL’OSTEOPATIA BIODINAMICA PER IL BRUXISMO

Serrare e digrignare i denti durante il riposo notturno è piuttosto frequente: il fenomeno indica uno stato di forte nervosismo, spesso inconsapevole. E’ un modo del tutto involontario per scaricare le tensioni accumulate durante il giorno. il termine corretto è bruxismo.
Il bruxismo può creare seri danni all’apparato dentale: oltre all’usura, può aumentare la sensibilità dei denti, a causa dello sfregamento. A lungo termine, il bruxismo può anche provocare delle modificazioni nell’aspetto della dentatura.
L’osteopatia biodinamica risulta molto utile in caso di bruxismo, in quanto attraverso una palpazione molto delicata da parte dell’operatore, si tende a diminuire le tensioni dell’apparato masticatore, così da ridurre notevolmente la sintomatologia.
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OSTEOPATIA BIODINAMICA, ANTIDOTO AL TRAUMA

Il concetto biodinamico si rivolge alla capacità innata di autoregolazione dell’organismo. L’esperienza traumatica disturba le naturali funzioni fisiologiche del sistema nervoso, che possono essere ripristinate grazie all’utilizzo di alcune strategie specifiche.

Attraverso l’osteopatia biodinamica si va ad agire sulla causa eliminandola e non sul sintomo, così da risolvere il trauma.

LOMBALGIA, BACINO E OSTEOPATIA BIODINAMICA

La lombalgia è un sintomo e spesso il dolore che si avverte nella zona lombare deriva dalle #articolazioni #sacroilache in disfunzione meccanica.
Qualche seduta di osteopatia biodinamica può risultare molto utile, in quanto, attraverso una palpazione delicata da parte dell’operatore si riequilibra il bacino, sfiammando la parte dolorante e recuperando di conseguenza la corretta mobilità.
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IL MECCANISMO RESPIRATORIO PRIMARIO

“L’osteopatia biodinamica permette di riequilibrare il sistema nervoso centrale favorendo la corretta motilità del cervello e midollo spinale, la fluttuazione e drenaggio dei liquidi, il movimento delle ossa craniche, quello del sacro tra le ali iliache, delle membrane intracraniche e spinali.”
All’interno del cranio e della colonna vertebrale non c’è nessuna muscolatura che possa sostenere un movimento. Soltanto alcuni muscoli esocranici, cioè quelli che influiscono sulla mobilità del cranio, s’inseriscono sul cranio, ma non possono essere considerati per la sua mobilità.
Il MRP è, per così dire, il motore, o meglio il meccanismo che descrive e consente i delicati movimenti involontari dell’organismo.
Il termine Cranial Rithmic Impulse -CRI- tradotto in Impulso Ritmico Cranico -IRC- fu coniato dagli psichiatri e osteopati Woods e Woods perché altri medici potessero palpare e valutare questo movimento, senza averlo confrontato col principio del meccanismo respiratorio primario.
L’IRC come termine doveva originariamente definire, indipendentemente dai tentativi di spiegazione di questo ritmo, soltanto i movimenti misurabili, fisiologici, involontari e ritmici di espansione e retrazione del cranio, specialmente dell’asterion (punto di incontro dell’osso parietale, dell’osso temporale e dell’osso occipitale).
Il meccanismo si chiama primario perché è collegato direttamente alla respirazione dei tessuti interni del sistema nervoso centrale, che regola la respirazione polmonare e le restanti funzioni corporee (esempio: gli importanti centri del quarto ventricolo). Inoltre esso entra in azione prima della respirazione polmonare, secondo l’opinione di alcuni all’incirca nel quinto mese di vita fetale e si può ancora percepire anche da minuti ad ore dopo la morte. Riguardo a ciò, Sutherland indicò come sistema respiratorio secondario la respirazione polmonare, poiché questa è controllata dalla respirazione primaria. Esso si chiama respiratorio perché rappresenta, come la respirazione polmonare, un processo ritmico che ha a che fare coi processi di scambio.
Il M.R.P. rappresenta un processo metabolico sia anabolico sia catabolico, che si svolge dapprima all’interno del cranio ed è in relazione col sistema nervoso e il LCS.
Tuttavia, grazie al drenaggio ritmico di tutti i tessuti corporei, esso gioca anche un ruolo importante per la respirazione di tutto l’organismo. La respirazione dei tessuti del sistema nervoso si svolge autonomamente e involontariamente, come quella del resto del corpo. Si chiama meccanismo perché è costituito da parti che assieme formano il meccanismo o il motore che consente il manifestarsi di alcuni movimenti ritmici. (IRC, ritmo cranio sacrale, maree, etc);
Sutherland paragona il ritmo del meccanismo respiratorio primario -MRP- ai movimenti delle maree. Le fasi costanti relativamente invariabili “flusso e riflusso” sono influenzate soprattutto dalla forza di gravità della Luna.
Il sistema respiratorio primario costituisce la base, per così dire, per l’ambiente interno dell’organismo, mentre il sistema respiratorio secondario funge da anello di congiunzione tra l’instabile ambiente esterno e il (relativamente) stabile ambiente esterno.
Il movimento ritmico di espansione e contrazione del cranio e del resto del corpo si chiama anche fase inspiratoria, di rotazione esterna e fase espiratoria, di rotazione interna del MRP.
Oltre al movimento di espansione e contrazione dell’impulso ritmico cranico sono stati descritti anche altri ritmi inerenti.
Sutherland non menziona mai una frequenza esatta di un ciclo ritmico, ma parla anche di ritmi molto lenti.